Cherry Chain è l’impresa di ricerca e sviluppo software in ambito Distributed Ledger Technology e Smart Contract, che trasforma il singolo rapporto tra impresa-cliente in un ecosistema di relazioni digitali.
In questa intervista Carlo Rizzi, co-fondatore e R&D Manager di CherryChain,ci spiega tutto sulla start up.
Da quale esigenza nasce la business idea di CherryChain e in che ambito si muove la start up?
CherryChain nasce perché ci siamo resi conto che al di là della pandemia, vi è sempre maggiore necessità di permettere un’esperienza veloce, ma sicura, nei processi di onboarding e KYC di nuovi clienti nell’apertura di nuovi rapporti (B2B o B2C), come l’adesione ad un nuovo contratto on-line. Si tratta dell’insieme di procedure che devono essere attuate da istituti e professionisti per obblighi di legge finalizzate all’acquisizione di dati e informazioni certe sull’identità dei loro clienti.
Ma vi è un duplice problema:
- Da un lato, seppur gli utenti sono spesso soggetti già censiti (digitalmente) in diverse organizzazioni indipendenti, come clienti di una utenza telefonica, di un contratto di energia, di un rapporto bancario, di un bollo auto e così via, ad ogni nuova apertura di un rapporto devono comunque ripetere l’inserimento dei propri dati identificativi, di contatto, di pagamento (ed altri attributi), nonché provvedere agli aggiornamenti del proprio profilo, come il cambio di residenza, indirizzi mail, cellulare etc.
- Dall’altra, il costo e gli sprechi di tempo per il ripetersi di queste operazioni di verifica da parte degli operatori che raccolgono gli stessi dati e documenti sull’utente raccolti già da altri istituti. Vi è l’onere di validare ed aggiornare tutte le informazioni acquisite per ogni apertura, soprattutto in quei settori con maggiore compliance, dove non solo incombe il GDPR, ma anche altre normative più stringenti nella valutazione dei rischi, come l’Antiriciclaggio.
A questo duplice problema si aggiungono poi numerosi pain points, come aggiornamenti dei dati carenti, perdita di consapevolezza da parte degli utenti di chi possiede e utilizza i propri dati personali etc.
CherryChain sfrutta, invece, lo scambio di attributi di identità digitale di soggetti già censiti digitalmente tra diversi operatori evitando il ripetersi di procedure di onboarding e adeguata verifica (KYC), riducendo tempi e costi di apertura di un nuovo rapporto.
Quali tecnologie utilizza CherryChain e quali sono i servizi che offrite nello specifico?
CherryChain è una start-up innovativa che offre servizi di ricerca, sviluppo e produzione software basati su tecnologie Blockchain, Distributed Ledger Technology (DLT) e Smart Contract destinati alla digitalizzazione dei rapporti tra imprese, istituzioni e privati (intesi come utenti finali, cittadini e così via).
Siamo un’impresa fintech che risponde al crescente fabbisogno di trasformare il singolo rapporto tra impresa-cliente in un ecosistema di relazioni digitali in cui è di valore lo scambio di attributi di identità digitale nell’erogazione di un servizio.
Questa è l’essenza del modello Distributed Know Your Customer che proponiamo per sfruttare la validazione di attributi digitali di una identità già verificata nei processi di aperture di nuovi rapporti (Onboarding e KYC) in un ecosistema di operatori indipendenti con il consenso dell’utente.
Alla base di CherryChain c’è l’innovazione. Quali sono i vantaggi rispetto ai vostri competitor?
I vantaggi rispetto ai nostri competitor sono:
- l’identità digitale dinamica che prevede l’utilizzo di un set di attributi non fissi (a differenza di Spid ad esempio);
- il supporto integrale dall’Onboarding dell’utente alle procedure KYC dell’operatore del back-office per l’apertura di un nuovo rapporto;
- il modello di incentivo dei partecipanti basato sulla trasformazione del risparmio di costi in remunerazione per i partecipanti all’ecosistema.
Nel corso dei primi anni di vita della startup avete siglato numerose partnership e accordi. Ci racconti qualcosa di più?
Il nostro obiettivo è stato quello di creare un ecosistema di partenza innovativo, coinvolgendo dei partner industriali di settori differenti, che attraverso il loro know-how ci permettessero di crescere. Per questo, nel 2019 sono entrati a far parte della nostra compagine sociale: Dolomiti Energia, Volksbank – Banca popolare dell’Alto Adige, DAO e Bit4ID. Nel 2020 abbiamo stretto una ulteriore partnership strategica con Cetif, Intesa (ora Kyndryl company) e IBM che ha portato alla realizzazione della SandBox per digitalizzare il processo di Onboarding e KYC. Nei prossimi anni, anche grazie alla campagna di Crowdfunding, puntiamo ad ingrandire ulteriormente questo ecosistema.
Quali sono i vantaggi dell’equity crowdfunding come metodo di finanziamento?
Personalmente ritengo che l’equity crowdfunding possa essere prezioso per la crescita della startup. Attraverso la campagna si raggiunge un più ampio bacino di persone interessate all’investimento in una realtà innovativa e parte di queste spesso divengono anche “ambasciatori” o “evangelisti” della proposta dell’azienda presso altre realtà. Non è solo una formula di finanziamento di nuove aziende, ma anche la costruzione di una costellazione di soci che genera nuove opportunità oltre i soci fondatori o partner industriali. Insomma attraverso una campagna di raccolta fondi si possono raggiungere diverse finalità, come maggiore visibilità e posizionamento.
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Come intendete utilizzare i fondi raccolti dalla campagna e quali sono le prospettive per il futuro?
La parte maggiore dei fondi raccolti verranno anzitutto utilizzati per concludere le features e la User Experience dell’applicativo. Poi vogliamo inserire nuove figure per ingrandire il nostro team e incrementare l’attività di comunicazione e marketing. Per quanto riguarda le prospettive per il futuro, ci aspettiamo di concludere il nostro progetto di ricerca e sviluppo e lanciare l’applicativo sul mercato raggiungendo nei prossimi 3 anni almeno 15 operatori che porterebbero circa 5 milioni di utenti, per un totale di transazioni che supererebbe i 12 milioni.